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Bio non basta più. Ora lo vogliamo equo

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Eco chef, bio allevamenti e coltivazioni organic: tutto punta al green in una tendenza inarrestabile che non è solo scelta di vita ma anche business. Ecco le novità dal Biofach, la rassegna dell’alimentazione biologica più importante del mondo, in corso a Norimberga. A dare il suo benvenuto all’edizione 2013 del salone mondiale dei prodotti biologici è la nazione dell’anno, la Romania, che invita a una tavola tutta bio. Non poteva mancare un focus sul Paese il cui mercato ha un numero crescente di fattorie biologiche certificate che, secondo i dati dell’associazione “Bio Romania”, negli ultimi due anni è addirittura triplicato, portandosi a 9.800 unità. Marian Cioceanu, presidente della Bio Romania Association of Organic Farm Operators, è sicuro che il numero di fattorie biologiche cresciuto soprattutto grazie agli incentivi statali e della Ue, continuerà a salire a grande velocità. Ma l’aspetto interessante è che non cresce solo il numero di agricoltori che convertono le loro aziende secondo principi ecologici: negli ultimi due anni è aumentato anche il numero di prodotti bio (da 3 a 10 mila) a testimonianza del circolo virtuoso che porta gli eco-contadini ad allargare la loro gamma. Insomma un mercato dall’alto potenziale per il settore internazionale e un vero e proprio paradiso di materie prime ecologiche nell’Europa dell’est, se si considera che nel 2011 è stata esportata merce biologica per un valore di circa 200 milioni di euro e che questo dato piazza la Romania nella top 20 delle nazioni esportatrici di bio a livello internazionale. Prepariamoci a trovare sugli scaffali nostrani del prossimo futuro cereali, oli di semi, frutta, miele, erbe aromatiche e funghi bio “from Romania”. Se la spinta bio ha l’entusiasmo degli inizi in Romania, in Germania, pioniera dell’agricoltura e della filosofia del commercio ecosostenibile, è tempo di riflessioni su altri aspetti. In primis la ristorazione. Si mangia sempre più bio. Ma non più solo a casa. L’attenzione al biologico si è allargata dalla spesa al mercato al menu del ristorante. I clienti non danno importanza soltanto alla regionalità o alla stagionalità, ma anche, in misura crescente, alla qualità bio. Nell’alimentazione fuori casa sempre più aziende, asili, scuole, uffici puntano sul bio per i servizi di catering. Ecco perché al BioFach non sono mancati meeting tra bio food blogger e per i cuochi Gastro Forum e Gastro Lounge con i “mentori del bio”, come la famosa cuoca bio e vegana Mayoori Buchhalter, in Germania una vera e propria autorità. E per dimostrare – se ancora ce ne fosse bisogno – che bio e gustoso non sono in contraddizione i visitatori professionali hanno potuto provare i menu del concorso di cucina bio “BioToque”, la competizione dedicata ai professionisti dei fornelli indetta dall’associazione di coltivatori Bioland, dieci squadre, di due cuochi ciascuna, si sfidano sulla preparazione di un menu creativo di tre portate, impegnandosi a spendere non più di 8 euro a pasto. I piatti devono essere elaborati a partire da un paniere ben preciso di prodotti bio, i cuochi devono utilizzare obbligatoriamente in almeno un piatto il farro (per valorizzare cereali meno usati). Sarà premiato il team che avrà valorizzato al meglio la produzione biologica regionale. Una cosa per noi italiani curiosa è che possono partecipare anche i cuochi che non sono bio-chef. Questo vuol dire che qui sono già una ‘categoria’ ben precisa. Mentre nel nostro Paese pare che lo dovranno diventare, stando all’articolo di domenica scorsa di Repubblica che, tra i dieci mestieri del futuro, oltre che a bio architetto e bio ingegnere ecc, suggeriva proprio questo. Insomma il mondo bio è in espansione e contagia diversi settori professionali nel valorizzare l’importanza che hanno i valori comuni, un agire partneriale, catene di creazione del valore aggiunto eque e trasparenti, nonché la varietà ottenuta con la regionalità e la globalizzazione. Mentre soprattutto il commercio convenzionale si è concentrato per anni essenzialmente sul prezzo più basso possibile degli alimenti, oggi il focus è puntato maggiormente sul plusvalore e sui vantaggi aggiuntivi. Non si tratta qui soltanto di una caratteristica del prodotto, bensì di procedimenti produttivi, rapporti sociali e condizioni di lavoro. Acquista importanza la responsabilità sociale delle aziende. In ciò si constata un netto cambiamento di valori nel corso dell’ultimo decennio. Lo attestano, ad esempio, i fatturati in forte crescita del commercio equosolidale. Una quota sempre più ampia di prodotti equosolidali proviene inoltre da agricoltura biologica. Nel settore degli alimenti bio molte aziende assumono una forte responsabilità nei confronti di tutti i fornitori della filiera commerciale. Ecco perché in Germania, uno dei paesi pionieri del mercato bio internazionale, si punta sulla cooperazione, la trasparenza, la credibilità, la sostenibilità e l’equità. Le aziende (per esempio quelle riunite nella Wertenmarker, “Marchi dei valori”) sono attive nella salvaguardia del clima e dell’ambiente, si occupano delle richieste sociali di fornitori e collaboratori e vogliono essere leader nelle innovazioni ecocompatibili. Esempi virtuosi? Alla Bohlsener Mühle di Bohlsen, che produce alimenti a base di cereali biologici, un residuo di produzione si trasforma in combustibile. Per la Barnhouse, azienda di muesli biologico di Mühldorf am Inn, la corrente elettrica è generata da un impianto fotovoltaico. Con lo slogan “Il bio migliore – equo per tutti” l’associazione “BioFairVerein”, con sede a Kassel, si batte per una maggiore trasparenza nella commercializzazione. Perché i consumatori chiedono in misura crescente valori come l’equità, la trasparenza, l’eco-compatibilità, la cooperazione a lungo termine e l’affidabilità. In Italia? Il fatturato 2011 nel settore bio, compresa la vendita diretta, si è attestato a circa 2 mld di EUR (2010:1,8 mld di EUR), più 1,1 mld di EUR di esportazioni. Con ciò, stando allo studio panel condotto dall’Ismea, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare di Roma insieme alla Società Internazionale di Ricerche di Mercato GfK di Norimberga, il mercato bio è cresciuto per il nono anno di seguito. Nel commercio al dettaglio convenzionale il fatturato bio è salito del 9% a 545 milioni di euro, mentre nei negozi specializzati addirittura del 12% a 895 milioni. Per i primi sei mesi del 2012 questo segmento commerciale ha segnalato ora una crescita a una sola cifra, così come la distribuzione convenzionale dove il fatturato bio ha raggiunto il 6%. Ma c’è ancora tanto da fare. Fonte: espresso.repubblica – http://bit.ly/12JsDjy
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