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Giornata internazionale delle foreste: grande pessimismo, piccola speranza

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ROMA – Il 21 Marzo è stata proclamata la giornata internazionale delle foreste. E non è facile tracciare un bilancio perché se l’erosione del mantello verde tropicale induce al pessimismo, l’espansione dei parchi apre una speranza: da una parte si registra a livello globale una perdita di 300 milioni di ettari di foreste in 20 anni, dall’altra il verde riguadagna spazio nei paesi industrializzati. Partiamo dai dati globali. Il saldo tra verde che si perde e verde che si guadagna è ancora largamente negativo. Ma non è solo un problema di quantità: un chilometro quadrato di foresta pluviale non può essere paragonato a un chilometro quadrato di bosco in Europa. In Amazzonia un albero può contenere 1.500 specie di insetti e un ettaro più di 400 specie arboree. La foresta pluviale è la banca della biodiversità e ogni anno ne sacrifichiamo 13 milioni di ettari perdendo centinaia di migliaia di specie viventi (comprese quelle che potrebbero contenere i principi attivi per farmaci salva vita), dando un contributo di circa un sesto alle emissioni serra globali. C’è però un lato positivo da sottolineare in questa giornata delle foreste. E lo spunto viene dalla pubblicazione, da parte del ministero dell’Ambiente di un piccolo volume (Parchi nazionali: dal capitale naturale alla contabilità ambientale) curato dalla direzione per la protezione della natura. All’interno dello studio e delle linee guida che lo accompagnano ci sono vari dati: quelli sulla natura protetta in Italia (10,5% di territorio, 23 parchi nazionali con 3 milioni di ettari e una superficie poco minore di riserve marine), quelli sul primato europeo di biodiversità (56 mila specie di animali, 124 varietà di ambienti). Ma soprattutto c’è un nuovo metodo che si affaccia sulla scena economica: la contabilizzazione dei dati sul patrimonio naturale ambientale. Per la prima volta nel nostro paese viene censita la ricchezza di piante, animali, ecosistemi e paesaggi contenuti nelle aree protette d’Italia. Una ricchezza che si traduce in una serie di benefici da inserire nei conteggi economici nazionali: dalla regimazione delle acque e prevenzione del dissesto idrogeologico alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. I parchi non sono solo bellezza e benessere: rappresentano anche un motore economico capace di dare una spinta potente sia in modo diretto (svolgono servizi ecologici gratuiti di prevenzione dei danni) che indiretto (contribuiscono in maniera determinante alle performance di settori come il turismo e l’agricoltura di qualità). “Contabilità ambientale non significa solo quanta acqua c’è, quanto suolo viene utilizzato per l’agricoltura eccetera, ma dare una misura ai benefici economici che i servizi naturali garantiscono alla collettività”, spiega il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. “Abbiamo iniziato un percorso. Ora si tratta di applicare ai parchi naturali le metodologie europee per l’uso efficiente delle risorse naturali inserendo i vantaggi ottenuti nel calcolo della ricchezza effettiva di un Paese: una delle azioni necessarie per andare oltre il Pil”. Fonte: LaRepubblica – http://bit.ly/14gs2va
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