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Olio di palma: il fondo sovrano norvegese mette al bando i colossi del Sud-Est asiatico

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Il fondo sovrano norvegese, GPCFG (Norwegian Government Pension Fund Global), con un patrimonio di oltre 710 miliardi di dollari, ha ritirato gli investimenti da 23 società del Sud-Est asiatico che producono olio di palma con metodi insostenibili per l’ambiente. Tra queste i più grandi operatori del settore a livello globale, con una sola grave svista. La Fondazione norvegese per la foresta pluviale (Rainforest Foundation Norway) denuncia da tempo il massiccio disboscamento di queste foreste in Indonesia e Malesia, ad opera dei colossi del palm oil (1). I disastri ambientali che generalmente si associano allo sviluppo delle coltivazioni di palma da olio (Elaeis guineensis) sono essenzialmente due: – la distruzione delle foreste tropicali che possiedono condizioni ambientali favorevoli alla coltivazione di palma (nel Borneo e in Africa occidentale), mediante incendi di intere aree boschive che inoltre contribuiscono in misura significativa all’aumento dell’effetto serra – la perdita di alcune specie viventi tipiche esclusivamente di tali habitat, quali ad esempio la tigre di Sumatra. Il fondo pensioni norvegese, preso atto delle denunce della Fondazione, ha ridotto del 40% (da 764 a 450 milioni di dollari) gli investimenti sulle produzioni di olio di palma, orientando le risorse verso i soli operatori che seguano i criteri previsti e certificati dal Roundtable for a Sustainable Palm Oil www.rspo.org. Un passo importante, a conferma della crescente attenzione degli istituti finanziari e fondi d’investimento europei verso i temi ambientali. La grave svista, evidenziata da Hermann Ranum della Fondazione norvegese per la foresta pluviale, risiede invece nell’aumento degli investimenti del GPCFG sul gruppo malese Sime Darby, accusato dalle ONG internazionali non solo per gli incendi illegali di foreste ma anche per la partecipazione a episodi di rapina delle terre (land grabbing) e violazione dei diritti fondamentali delle popolazioni di alcuni Paesi in via di sviluppo. Palma e agricoltura più in generale, in una visione complessiva di sviluppo sostenibile, non possono trascurare gli elementi sociale e umano. Fonte: IlFattoAlimentare – http://bit.ly/XrTj6k
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